martedì 23 febbraio 2010

Cucina vintage...Tortellini fatti in casa



Una domenica anni '60...

Al ritorno dall'Italia la mia valigia straripava di cibarie varie. Tra le tante avevo con me anche le uova della, ormai famosa, sig.ra Verrelli. Una donna che ancora crede che l'unica maniera per far si che le sue galline possano fare le uova é che debbano razzolare libere nell'aia della sua casa...per la quale nemmeno lontanamente l'idea di vendere la gemma d'oro delle sue gallus gallus domesticus, le ha fatto pensare di intensificare la produzione in batteria...
Ed é per questo che quando ne ho la possibilitá, valigia permettendo, me ne faccio un carico (questa volta 20).
Tra i mille utilizzi, tra cui svezzare il mio pargoletto, il maritozzo mi propone dei tortellini fatti in casa...
Improvvisiamo...Io i tortellini non li ho mai fatti...Li ho visti fare in televisione, da quelle donne grassotte con dita veloci che con abili manovre, da un fazzolettino di pasta ripieno, ne fanno uscire un intreccio impossibile da eguagliare...Una volta ho tentato di farne di Emiliani...ma non erano proprio venuti benissimo...diciamo la veritá...erano GRANDISSIMI...e quindi troppo tortelli e poco tortellini...
Insiste...vabbé dico io...ci possiamo provare...le dita veloci non le ho...grassocia proprio non sono, anche se ho ancora da smaltire qualche chiletto, ma magari i tortellini ci vengono lo stesso....e cosí accetto la sfida...
Spianatoia, farina, uova, sale, un pochino di acqua e naturalmente "nonna papera"!...ma di lei parleremo piú tardi.
Cominciamo con impastare la farina con le uova. Simone mi versa la farina sulla tavola di legno, facendone una fontana degna di un architetto...Chi lo conosce puó facilmente immaginare a cosa mi riferisco...una meticolositá da straziare anche un bradipo in attesa...Ma comunque apprezzo la precisione perché in queste cose é il miglior modo di cominciare...
Il segreto per non far rotolar via le uova dalla fontana sta proprio nella struttura della stessa...e qui ringrazio l'architetto che c'é in lui...
Comincia ad impastare, ma la diga cede...Il Vajont nella nostra cucina...Lui aveva la stessa faccia di chi, convinto della sua opera, rimane sbigottito di fronte alla scarsa tenuta...
Si, dico io, fattene una ragione...la diga-fontana ha ceduto...bando alle ciance...bisogna intervenire...
E cosí, dita veloci scattano a destra e a manca, driblando le uova e scongiurando una colata di lava fino al suolo...dove, apro parentesi, mio figlio Edoardo aspettava, a bocca aperta, che qualcosa cadesse...Ma cosí non fu.
Riprese le uova in fuga, ricomincio ad impastare e sbatti, tira, sbatti, tira, ne esce fuori un bel panetto GIALLO...di quel giallo anni'60...quando ancora le uova erano spicchi di sole e non bianche ariane come quelle di adesso...
Ed ecco che entra in scena "Nonna Papera"!!!
Allora, visto che prendiamo l'argomento é d'obbligo domandarvi se anche le vostre fanno quel cigolio stridente che le domenica mattina ti svegliava e tu nel letto giá sapevi che mamma stava facendo la pasta fatta in casa?...
Molte volte ho pensato di scrivere alla famosa casa costruttrice, per chiedere spegazioni...Ho fatto un indagine di mercato ed, a quanto pare, tutte cigolano!
Me en sono fatta una ragione e ora penso che sia il suo modo di condividere con la massaia il suo enorme sforzo impiegato per far divenire fino fino un panetto grande grande...Poverina...che strilli se vuole, se lo merita.
Ne facciamo delle belle sfoglie e, tagliate a quadrotti, le farciamo con carne e verdure precedentemente cotte...(avanzi di un bollito)
Ed arriva il momento di realizzare i turtelen..
Con foto alla mano e vecchi ricordi nascosti nelle nostre menti, riusciamo nell'intento...Piega a triangolo, schiaccia i bordi, gira su se stesso e chiudi dietro i due lembi...e il gioco é fatto!
Non sembra vero ma cosí facendo ne abbiamo fatti ben 112!
...e ora a papparli con del buon brodo di carne che il maritozzo ha fatto per me il giorno prima, con tanto di sgrassaggio, per cuocerci dei buonissimi Knoedel...
ma questa é un'altra ricetta...

Ed ecco il risultato nelle foto a seguire...anch'esse rigorosamente vintage, tranne l'ultima per farvi apprezzare il colore del manufatto...


Per gli ingredienti sia per fare la pasta che il ripieno, vi rimando a GZ...



lunedì 22 febbraio 2010

Crema di merluzzo e barbabietola con crepes allo zenzero e semi di sesamo


Questa crema di barbabietole nasce da un esperimento...
Come la precedente ricetta, quella della zuppa di verza, ho utilizzato tutti ingredienti di avanzo...e devo dire che, anche se con un accostamento azzardato, il risultato mi ha stupito positivamente...
Evidenti gli ingredienti che compongono il piatto. Merluzzo lesso avanzato da una cenetta "cardarelli", come dice mio marito, e della barbabietola giá cotta, che in frigo gridava pietá.
Il tutto amalgamato con poca panna e ingentilito da delle crepes che ne facevano da ornamento e anche da struttura "grassa" portante...essendo la vellutata di per sé light.

questi gli ingredienti:

per la vellutata:

tre barbabietole rosse giá cotte
125 ml di panna fresca
del merluzzo avanzato, circa 200 gr
olio
sale
pepe

per le crepes:

3 uova
500gr di farina
1/2 litro di latte
un cucchiaio di zenzero in polvere
un cucchiaio di semi di sesamo
sale
125 di burro

questa la ricetta:

tagliare le barbabietole a rondelle e farle appassire in un padella con dell'olio. Lasciarle cuocere fino a rosolarle e poi versarle nel bicchiere del mixer insieme al pesce avanzato. Frullare tutti gli ingredienti e non appena terminato, cuocere la vellutata ottenuta in un pentolino, a fuoco medio.
Aggiustare di sale e pepe e aggiungere la panna. Lasciare sobbollire per alcuni minuti.
Intanto preparare le crepes. Versare in una ciotola le uova con il sale, la farina e il burro fuso. Sbattere l'impasto e stemperarlo con il latte fino ad ottenere la consistenza classica delle crepes. Aggiungere il sesamo e lo zenzero e finire di amalgamare il tutto.
Preparare un padellino antiaderente e fregarlo con un pco di olio. Versarvi il contenuto dell'impasto delle crepes, la quantitá per farne una, e lasciar cuocere.
Non appena pronte arrotolarle e tgliarle a listarelle.
Versare la vellutata in una ciotola e adornarla con le crepes allo zenzero. Finire con un filo di olio e del songino fresco.

venerdì 12 febbraio 2010

Zuppa di verza yesterday



...due pacchi di pasta, tipo fettuccine, aperti...uno con poco piú di 50gr e l'altro che a stento arriva a 150gr...beh che farci...una bella zuppa calda con tanto di verza e salsicce!!
Quando ho visto il contest di Alessia di Timo e Maggiorana, ho pensato che la mia zuppa "yesterday" fosse perfetta...
...ecco ora spiego l'epiteto "yesterday"...
Qualcuno di voi ha letto Margherita dolce vita di Benni?..se non lo avete fatto, leggetelo. Ve lo consiglio.
Parla di una famiglia strampalata, di umili origini, che, attraverso l'estrositá dei propri componenti, rende la quotidianetá narrata, un vero spasso...!
Il nonno, il fratellino, i genitori sono gli elementi principali del filone narrativo, anche se la vocina narrante é quella di Margherita, che con la sua semplicitá racconta di fatti, persone e accadimenti della sua famiglia...
Ed é proprio lei a narrare del "polpettone yesterday" che sua madre cucina frequentemente, con tutti gli avanzi del frigo...Da questo deriva il mio yesterday...ho usato gli avanzi di pasta lunga per preparare questa zuppa...

questi sono gli ingredienti:

pacchi di pasta aperti, anche di diversi formati
salsicce
olio
sale
verza
brodo
formaggio tosone

questa la ricetta:

Mettere in una pentola con dell'acqua fredda, la verza e portare ad ebollizione, salare e aggiungere del brodo di carne.
Intanto far soffrigere in un pentolino le salsicce sgranate, con dell'olio e cipolla. Conservarle fino a quando la verza non sia perfettamente cotta. A questo punto aggiungere le salsicce e la pasta nella verza e lasciar cuocere secondo i tempi di cottura della pasta.
Servire in una ciotola con del tosone a pezzettini.

questo é il contest di Alessia...

mercoledì 10 febbraio 2010

Patate al forno alla Lucana..."...terra di briganti."


« «Che nome ha la terra in cui siete nato?» mi domandò una vecchia signora che, nei suoi giovani anni, era stata nel Mezzogiorno d'Italia. «Sono di Napoli», risposi. «Proprio di Napoli?». «No, di una terra ancora più meridionale, della Basilicata». Mi accorsi che il nome riusciva nuovo e volli precisare. «È una terra», io dissi, «molto grande, grande la terza parte del Belgio, grande più del Montenegro: non ha città fiorenti, né industrie. La campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata da due mari e l'uno e l'altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i Principati e le Calabrie». I nomi di queste terre dovettero produrre una certa impressione poiché la mia interlocutrice non mi fece quasi finire. «Il vostro», mi disse, «se è tra la Calabria e le Puglie, deve essere il paese dei briganti» »
(Francesco Saverio Nitti, Eroi e Briganti, 1899)


Devo dire la veritá...io di tradizioni lucane e pugliesi non é che sappia poi molto...
Per questo motivo, quando ho saputo della bella iniziativa di Anice e Cannella in collaborazione con Sapori dei sassi, ho pensato subito che fosse il modo migliore per avvicinarsi ad una parte d'Italia a me quasi sconosciuta...

Quando si parla di tradizione, soprattutto culinaria, mi piace documentarmi...ed é stato un piacere farlo in questa occasione...dove, la normale curiositá di una "cuochetta" alle prime armi, si sposa con il gusto di partecipare ad una raccolta di ricette...ricette tradizionali, di memorie tramandate, di vecchi libri sfogliati, di nonne infarinate, di mani laboriose e incallite, di focolari accesi e di bambine curiose in punta di piedi...

La mia sorgente é stata internet...un ossimoro con la tradizione di cui stiamo parlando, ma per me, unica maniera di sapere e potermi avvicinare a questa terra a me sconosciuta...la "Lucania".


Tra la fiorente varietá di ricette incontrate ho preferito questo contorno di verdure: "patate al forno alla lucana". Un piatto semplice che, da come descrive Nitti, rappresenta la povertá e l'arte di sapersi arrangiare in una terra difficile, dove l'amore per le proprie radici, rappresenta l'unica certezza di fronte a tante aspritá.
Ma sono questi i luoghi dove ancora oggi si puó parlare di tradizione e di rispetto verso il passato, sono questi i luoghi dove la passione per la cucina nasce dall'esigenza quotidiana di preparare da mangiare per la propria famiglia, dove di matrone ancora si puó parlare...

...ed é con infinito rispetto che, in punta di piedi come quelle bambine curiose, vi racconto la mia ricetta.


Patate al forno alla lucana

Gli ingredienti sono per 4 persone:

400gr di patate tagliate a fette
400gr di pomodori tagliati a fette
400gr di cipolle tagliate ad anelli
olio evo qb
pangrattato qb
pecorino lucano grattuggiato
origano qb
sale qb

questa la ricetta:

ungere una pirofila di media grandezza con un poco d'olio e cominciare a disporvi le verdure a strati, alternandole, spolverizzando ogni strato con sale e pecorino. Continuare fino ad esaurimento degli ingredienti e terminare con uno strato di pomodori. Completare con del pangrattato, origano ed irrorare con olio evo.
Infornare in forno giá caldo (160 gradi) per un'ora circa. Servire tiepido.



Con questa ricetta partecipo al contest di Anice e Cannella e Sapori di Sassi...